Giornata mondiale della neve

Il 19 gennaio si celebra la giornata mondiale della neve, in occasione della quale Legambiente, nel 2025, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione basata su diversi studi scientifici internazionali e sui dati raccolti dalla fondazione ambientalista CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale).
La campagna ha lo scopo di indurre le persone a pensare all’impatto concreto che la scomparsa della neve avrà sia sulle montagne sia sulle valli.
A causa del riscaldamento atmosferico di circa 2°C, infatti, in alta quota le nevicate sono ogni anno minori, in termini di quantità e di durata: il manto nevoso permane mediamente un mese in meno rispetto a un secolo fa e tra il 1920 e il 2020 la neve sulle Alpi italiane è calata del 34%.
La mancanza di neve non è problematica solo per le Alpi, ma anche per i fiumi. I più colpiti sono il Po e l’Adige, che hanno registrato un deficit idrico del 61%, ma anche i fiumi che si originano dagli Appennini sono in pericolo, dato che, nonostante le nevicate abbondanti, le elevate temperature portano a una fusione rapida della neve: ad esempio il Tevere ha riscontrato un calo della portata dell’88% a gennaio 2025.
Il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, sostiene che la riduzione costante e senza precedenti del manto nevoso è destinata a impattare sulle economie locali, per cui è necessario attuare politiche di salvaguardia dell’ambiente.
La responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), Vanda Bonardo, spiega come il manto nevoso agisca da serbatoio per l’acqua superficiale, costituendo un’importante riserva idrica a cui si affidano miliardi di persone in tutto il mondo; le catene montuose sono infatti spesso definite come “torri d’acqua perpetue” del pianeta per cui la diminuzione della neve rappresenta una minaccia a livello globale.
I ricercatori si sono resi conto che il manto nevoso stava calando grazie allo studio del ginepro comune, che è diventato sentinella del cambiamento climatico in alta quota: questo arbusto, infatti, cresce molto lentamente ed è molto longevo, ma sopra i 2000 m si sviluppa per pochi decimetri da terra, date le condizioni ostili, perciò viene facilmente ricoperto dalle nevicate; negli ultimi anni però ha raggiunto altezze maggiori e ciò indica che c’è una minore presenza di neve, dato che gli arbusti non ricoperti riescono a compiere la fotosintesi e crescere di più.
Per arginare il problema delle scarse nevicate, non basta mettere in atto strategie e comportamenti contro il surriscaldamento globale, ma è necessario promuovere un turismo invernale montano più consapevole e sostenibile, senza ricorrere alla neve artificiale, utilizzata sul 90% delle piste italiane.
Chiara Fioretti
Giulia Fusaro
Classe 5A
Ultima revisione il 14-01-2026
