SETTIMANA ARCOBALENO: OGGI SCUOLA DI IMPRESA

Non è un adempimento burocratico, ma un’esperienza di conoscenza diretta della realtà produttiva: così la formazione scuola–lavoro diventa, nel progetto avviato sul territorio, uno strumento per leggere la complessità del mondo contemporaneo. Imprese reali, professionalità concrete, competenze trasversali e processi produttivi non sono più concetti astratti, ma elementi da osservare, comprendere e vivere. Da questa visione nasce l’idea di costruire un Osservatorio sul lavoro e una vera e propria Scuola di impresa, in grado di offrire agli studenti occasioni strutturate per entrare nelle aziende, dialogare con i lavoratori, osservare impianti e confrontarsi con progetti reali. Perché quando un grande stabilimento entra in crisi, non è solo un fatto industriale: è una frattura che attraversa l’intera comunità. Conoscere l’industria significa imparare a leggere queste interconnessioni economiche, sociali, sanitarie e culturali. È da qui che parte il percorso educativo: non dalla soluzione dei problemi industriali – che non competono alla scuola – ma dalla responsabilità di formare giovani capaci di immaginare il futuro del lavoro, dell’impresa, della tecnologia e della sostenibilità.

In questo quadro si colloca il progetto “Fare Cultura d’Impresa – Festival della Moneta”, che segna una tappa simbolica e concreta insieme. Con l’incontro “Moneta, Finanza, Economia: Novi crocevia nei secoli e ponte per il Futuro”, il territorio recupera la propria identità storica di centro finanziario europeo per proiettarla dentro le sfide del mercato globale. La mattinata del 26 gennaio si sviluppa come un vero viaggio narrativo tra passato e futuro: dalle analisi accademiche sui modelli economici alla lettura urbanistica della città come testimonianza viva della sua storia di “capitale delle fiere di cambio”, fino all’ingresso nei territori della finanza moderna, dell’innovazione digitale, dell’ecosistema delle startup e delle nuove frontiere delle cripto-attività. È un percorso che intreccia teoria, storia e innovazione, trasformando la conoscenza in strumento di interpretazione del presente.

A partire dalle 11:30, il Festival lascia spazio alle voci dell’eccellenza imprenditoriale locale, in una tavola rotonda che racconta, attraverso esperienze concrete, la capacità di adattamento e la visione strategica del tessuto produttivo novese. Dai progetti di sostenibilità territoriale alla logistica, dalla siderurgia pesante al food artigianale di qualità internazionale, dalla cosmesi scientifica all’integrazione tra industria dell’acciaio e accoglienza di lusso, emerge un filo comune: la possibilità di coniugare radici storiche e innovazione, identità e trasformazione, tradizione e nuovi mercati. È la dimostrazione che la cultura d’impresa non è solo economia, ma anche visione, responsabilità e capacità di leggere il cambiamento.

Questo stesso approccio educativo si ritrova nel progetto Digisapiens, che prende avvio il venerdì successivo e porta la Scuola di impresa dentro lo scenario dell’economia digitale. Qui l’oggetto di studio non è solo la tecnologia, ma il comportamento umano. Gli studenti analizzano come le interfacce digitali orientino le scelte dei consumatori, spesso in modo invisibile, attraverso l’organizzazione delle informazioni, la loro gerarchia e la facilità di accesso. Un gruppo di ragazzi assume il ruolo di team di ricerca e progetta una piattaforma digitale simulata, una web-app pensata per isolare e studiare le variabili che influenzano le decisioni. La progettazione diventa così un esercizio di psicologia applicata oltre che di competenza tecnica: si costruiscono percorsi di navigazione capaci di mettere alla prova il carico cognitivo degli utenti, la coerenza delle preferenze, la resistenza alle distorsioni informative.

La piattaforma viene poi diffusa tra gli studenti come strumento di edutainment, integrando simulazioni di acquisto, raccolta dati e momenti di formazione. Le scelte vengono analizzate, commentate, rilette alla luce della trasparenza informativa o della sua assenza, mostrando come l’ordine di presentazione dei dati possa prevalere sulla razionalità. Premi reali, assegnati per estrazione o alle classi, aumentano il coinvolgimento e rendono l’esperienza ancora più concreta. Nell’ultima fase, i dati raccolti vengono elaborati e trasformati in evidenze: si discute se la maggiore trasparenza abbia aumentato la consapevolezza o se, invece, le dinamiche cognitive abbiano continuato a guidare le decisioni.

Il risultato è un ciclo educativo completo, che unisce scuola, impresa, territorio e innovazione. Non per addestrare al mercato, ma per formare cittadini consapevoli, capaci di leggere la complessità del mondo economico e tecnologico e di immaginare un futuro in cui sviluppo, ambiente e responsabilità sociale non siano in contraddizione, ma parti di un unico progetto culturale.

Ultima revisione il 26-01-2026