25 APRILE: DARE SENSO ALLA LIBERAZIONE

IL FERMO RIFIUTO DI OGNI FORMA DI SOPRAFFAZIONE E DI OGNI DERIVA TOTALITARIA”

La lotta di Liberazione è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia.

Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale. Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla.

Il fermo rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di ogni deriva totalitaria – quale che ne sia la matrice ideologica o il preteso riferimento religioso che la ispiri – insieme al coraggio dimostrato da donne e uomini nel difendere la dignità della persona, costituisce un patrimonio morale di straordinario valore.

È da questo slancio delle coscienze, spesso maturato attraverso scelte personali difficili e dolorose, che nacque quella straordinaria stagione di impegno civile che rese la guerra di Liberazione decisiva per il destino dell’Italia.

Nel contesto internazionale attuale, segnato – come è stato poc’anzi ricordato - da conflitti, tensioni e profonda instabilità, questo richiamo assume un significato ancora più intenso.

In molte, troppe parti del mondo, uomini, donne, bambini vivono contesti di guerra, spesso sotto il giogo di regimi autoritari, privati dei diritti fondamentali, della libertà di espressione, della possibilità di scegliere il proprio destino.

Sono scenari scandalosi, in cui la dignità umana viene calpestata, in cui la violenza di guerre ingiustificabili colpisce indiscriminatamente le popolazioni civili, in cui il diritto internazionale viene apertamente violato e il diritto umanitario disatteso.

Le sofferenze di questi popoli colpiscono profondamente e ci ricordano quanto sia prezioso quel che abbiamo conquistato.

Libertà e pace, infatti – è stato poc’anzi rammentato -, non sono elementi e dati acquisiti una volta per tutte.

Sono beni resi fragili dalla dissennatezza e che richiedono consapevolezza e impegno.

Si tratta di un patrimonio che deve essere custodito, fatto vivere, trasmesso alle giovani generazioni. Il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte è destinato, infatti, a seminare lutti e distruzioni, aprendo a una condizione di conflitti permanenti, di barbarie nella vita internazionale.[…]

Educare alla memoria significa formare cittadini consapevoli, capaci di rinnovare i valori che ispirano la nostra convivenza civile.

Vuol dire promuovere una riflessione autentica sul significato dei diritti di cui godiamo, riconoscendo nella Costituzione non soltanto un insieme di norme fondamentali, ma la concreta espressione dei principi chiamati a orientare la nostra vita comune.

Discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell'incontro con gli esponenti delle associazioni combattentistiche e d'arma, 23 aprile 2026

(www.quirinale.it)

GUARDARE AL FUTURO CON RESPONSABILITÀ: LA LIBERTÀ NON CHE SI CONQUISTA UNA VOLTA PER TUTTE”

La Festa della Liberazione è la festa del popolo italiano, è il giorno in cui un popolo ferito, stanco, affamato, ma ancora vivo, ha trovato la forza di rialzarsi. È il giorno in cui gli italiani sono scesi nelle piazze, nelle strade, nei campi, nelle città e nei paesi per porre fine a un periodo di terrore, di odio e di violenza. Prima di quel giorno c’erano stati vent’anni di dittatura, vent’anni in cui la libertà era stata tolta parola dopo parola, diritto dopo diritto, speranza dopo speranza, e poi una guerra devastante che aveva portato morte, distruzione e fame, una guerra che aveva strappato figli alle madri, mariti alle mogli, padri ai bambini, una guerra che aveva ridotto intere città in macerie ma soprattutto aveva cercato di ridurre un popolo al silenzio.

E invece quel popolo, il nostro popolo, non rimase in silenzio: dopo vent’anni di dittatura e una guerra devastante il popolo italiano ha alzato la sua testa sanguinante e ha detto una parola sola, una parola semplice ma necessaria, una parola che non aveva colore: basta. Quel “basta” non aveva un colore politico perché quando la libertà chiama non esistono etichette che tengano. C’erano comunisti, socialisti, socialdemocratici, democristiani, repubblicani, monarchici, ma soprattutto c’erano italiani. C’erano giovani che avevano appena iniziato a vivere, uomini maturi che avevano visto troppo, donne coraggiose che non accettavano più il silenzio, ragazzi e ragazze che avrebbero dovuto pensare ai giochi, alla scuola, al futuro e invece si trovarono a pensare alla libertà. Tutti, senza distinzione, hanno partecipato alla Resistenza, ciascuno in maniera differente: c’era chi combatteva con le armi in mano, chi portava messaggi attraversando montagne e città occupate, chi nascondeva uomini e donne in casa propria rischiando la vita ogni giorno, chi offriva un pezzo di pane, un rifugio, una parola di conforto. E c’era chi faceva una cosa apparentemente semplice ma che in quei giorni valeva quanto una battaglia: dire di no. Dire di no alla paura, dire di no alla violenza, dire di no alla domanda dei nazifascisti “sai dove si nascondono? ti paghiamo”, dire di no sapendo che quel rifiuto poteva costare la vita. Quella fu la Resistenza: non solo una lotta armata ma una lotta morale, una lotta di coscienza, una lotta di dignità.

E tutti loro, nell’Aprile del ’45, hanno assaggiato dopo anni e anni qualcosa che forse noi oggi diamo per scontato: la libertà, la libertà di parlare, la libertà di scegliere, la libertà di votare, la libertà di vivere senza paura. […]

E oggi, mentre guardiamo al passato con rispetto, dobbiamo anche guardare al futuro con responsabilità, perché la libertà non è qualcosa che si conquista una volta per tutte: la libertà va custodita, va difesa, va amata ogni giorno, con le nostre scelte, con le nostre parole, con il nostro impegno civile. Essere liberi non significa solo vivere senza catene, significa essere responsabili verso chi è venuto prima di noi e verso chi verrà dopo di noi, verso i nostri figli, verso i nostri nipoti, verso le generazioni future, perché a loro dobbiamo consegnare non solo un Paese libero ma un Paese degno della libertà conquistata.

Discorso di Leonardo Repetto, classe 5ACL, in occasione della celebrazione della Festa della Liberazione, Novi Ligure, 26 aprile 2026

(nella foto, Bambine fra le macerie di Cassino bombardata, 1944)

Ultima revisione il 25-04-2026