PENSANDO A ZOE E AD ALEX
Il dramma che ha strappato Zoe alla vita e trasformato Alex nel volto della violenza è ormai di dominio pubblico, eppure le cronache dei prossimi giorni non basteranno a colmare il vuoto di senso che queste vicende lasciano.
Care Ragazze e cari Ragazzi, è essenziale che voi comprendiate come questa tragedia non sia un evento isolato, ma l'apice di un'emergenza che riguarda il modo di abitare i sentimenti. Si parla spesso di bullismo, ma la vera ferita risiede nelle dinamiche di coppia, dove l'incapacità di gestire il rifiuto, il conflitto e la libertà dell'altro sta diventando una piaga silenziosa. Troppi giovani, in particolare i maschi, sembrano sprovvisti degli strumenti necessari per abitare il dolore e la frustrazione. Senza una bussola interiore, l'amore si trasforma in un legame tossico e oppressivo, dove il disagio non viene elaborato ma proiettato con ferocia su chi si ha accanto. Anche l'abitudine di rifugiarsi nell'intelligenza artificiale per cercare conforto immediato è un’arma a doppio taglio: interagire con un sistema sempre allineato e gentile vi disabitua alla fatica del confronto reale, fatto di spigoli e diversità. Quando vi sentite smarriti, o se avvertite che il controllo sta prendendo il posto della fiducia, non affidatevi a un algoritmo: cercate il supporto di genitori, educatori o psicologi pronti ad ascoltarvi.
Allo stesso tempo, Cari Genitori, a voi spetta il compito di osservare oltre la superficie di una quotidianità che sembra intatta. Viviamo immersi in una cultura che esalta l'eccesso e la contraffazione dei legami, dove l'aggressività dei social media finisce per essere percepita come la norma dai più giovani. Se la violenza diventa un rumore di fondo costante, il rischio è che i ragazzi perdano la capacità di riconoscere il confine tra ciò che è lecito e ciò che è distruttivo. Non serve un’esistenza ai margini per arrivare a compiere gesti estremi: la frattura può consumarsi nel silenzio di una camera ordinata. Per questo l'indignazione che segue ogni tragedia non deve esaurirsi in un allarmismo passeggero, ma trasformarsi in un impegno educativo radicale. Bisogna dotare le nuove generazioni di un vocabolario emotivo solido, lavorando sul linguaggio e sulla comprensione profonda delle relazioni prima che il danno si compia. Il supporto della scuola non può limitarsi a interventi sporadici, ma deve integrare l'empatia e la gestione dei conflitti come materie essenziali e permanenti, affidate a professionisti che sappiano guidare i ragazzi lungo tutto il loro percorso di crescita.
E' il nostro impegno. Pensando a Zoe e ad Alex.
Per chi vuole indicazioni pratiche, alleghiamo un elenco dei segnali da cui partire per individuare una relazione violenta prodotto da rete D.i.Re (rete nazionale dei centri antiviolenza femministi).
Per chi vuole ampliare lo sguardo, i concetti espressi in questo messaggio sono integrati e liberamente adattati dall’intervista “Adolescenti senza argini, la violenza nasce dall’incapacità di sentire”. Condotta da Elisa Forte alla psicoterapeuta Maura Manca, uscita il giorno 8 febbraio su “La Stampa”.
Un abbraccio a Tutte e a Tutti
Il Dirigente
Ultima revisione il 08-02-2026
