Io esisto soltanto quando scrivo

«Io esisto soltanto quando scrivo»

Una mattina per scrivere, dando corpo alle emozioni

CHIARA

C’è stato un tempo in cui scrivevamo senza sapere di averne bisogno, senza conoscere il perché della scrittura. Scrivevamo e basta. Un diario segreto, lo abbiamo avuto tutti. 

Nei suoi diari, Susan Sontag (Rinata. Diari e appunti 1947-1963, Nottetempo 2018) ripercorre le sue note giovanili per creare il Sé, per indagare e rivivere se stessa nel confronto fra passato e presente, in un’autoanalisi che si muove fra il desiderio di conoscere tutto e il disagio nei confronti del corpo. Sontag si sorveglia, appunta, scrive elenchi, si critica con ferrea intransigenza, riscopre se stessa tramite la scrittura.

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Per le classi 2G e 2M del Liceo Edoardo Amaldi, la sua voce è stata uno degli spunti per provare a dare concretezza alle emozioni, alle paure, ai sogni attraverso la scrittura. In un’età in cui è tutto esagerato – l’amore, i timori, la vergogna, le risate –, scrivere può essere, come per Sontag, uno strumento per creare la propria identità, muovendosi nella frattura ancora fresca fra l’infanzia e il mondo adulto, fra l’inconsapevolezza e la coscienza di sé.

L’infanzia, qualcuno ha scritto, non è il momento della vita in cui tutto è più semplice, come spesso ci raccontiamo. Solo a posteriori, solo da adulti, guardandoci alle spalle un po’ distrattamente, possiamo pensare sia così, possiamo raccontarci sia stato così.

È la smodatezza, la chiave: la smarginatura.

E come può, la lingua, accompagnare le emozioni che traboccano? Se le emozioni hanno il primato sulla parola, come si può usare il linguaggio per raccontare più o meno esattamente ciò che si prova?

Siamo andati a cercare qualche indizio nell’uso che della scrittura si è fatto, sui fronti delle peggiori guerre novecentesche fino ai manicomi pre-basagliani, lasciandoci guidare dalla letteratura. Dai concetti di leggerezza ed esattezza per Italo Calvino a Ingeborg Bachmann con il suo «Io esisto soltanto quando scrivo», verso l’utopia della letteratura: quella di una lingua esatta.

In una mattina nebbiosa, insieme alle docenti Deborah Landa ed Elisa Torlasco, abbiamo cercato di far sentire alle ragazze e ai ragazzi l’enorme potere della scrittura, e delle emozioni.

Scrivere per sopravvivere, scrivere per esistere, scrivere per essere.

Forse, scrivendo la nebbia si alzerà: resteranno le parole.

Poi, solo le emozioni.

Dott.ssa Chiara Aragone

autrice di "La voce del bosco e la porta del cuore"

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Ultima revisione il 30-01-2026