Fra Torino e Bruxelles

Pochi giorni abbiamo festeggiato l'anniversario che commemora il 2 giugno 1946, in cui gli italiani, e per la prima volta le italiane, furono convocati alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente cui cui sarebbe stato attribuito il compito di redigere la nuova carta costituzionale. Il giurista e costituente Piero Calamandrei (1889-1956) nel Discorso agli studenti milanesi (1955) diceva tuttavia ai giovani che “La Costituzione è un pezzo di carta [...], non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. […] Perché si muova bisogna ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità.” “L a parte vera e vitale della Costituzione è quella che si può chiamare programmatica, quella che pone delle mete che si debbono gradualmente raggiungere e per il raggiungimento delle quali vale anche oggi, e più varrà in avvenire, l’impegno delle nuove generazioni.”

Assumiamoci allora la nostra responsabilità di educatori ricordando ai giovani della nostra Scuola e alle Famiglie che una parte di loro sarà chiamata in questo fine settimana a un doppio appuntamento elettorale, per le elezioni regionali ed europee. Nel 1955 Calamandrei si rivolgeva ai giovani temendone l'indifferentismo: e mai come oggi a noi quell'allarme sembra vivo, osservando l'allargarsi nel nostro Paese del partito trasversale dell'astensione al voto, che non riguarda solo i giovani, ma tutte le classi di età. Assumiamoci la nostra responsabilità ricordando anzitutto le sue parole sul valore del voto in quell'anno lontano: “Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946. Questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, per la prima volta andò a votare, dopo un periodo d’orrori, di caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi [...]: queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, lieta perché aveva la sensazione di aver ritrovato la propria dignità: questo dare il voto, questo portare la propria opinione, per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi della nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi, giovani, alla Costituzione dovette dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendervi conto, rendervi conto, che ognuno di noi non è solo, non è solo; che siamo in più, che siamo parte anche di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo.”


Partendo dalla Costituzione, allora rammentiamo, come fa la Piattaforma didattica sulla Costituzione italiana del Parlamento, che “La partecipazione dell'Italia al processo di costruzione dell'Unione europea è storicamente avvenuta sulla base dell'articolo 11 della Costituzione, che, pur non facendo diretta menzione dell'Europa, prevede che l'Italia, "[...] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo", ma teniamo anche a mente che “ a seguito della riforma costituzionale intervenuta nel 2001, l'art. 117, primo comma, stabilisce ora che sia la legislazione statale sia quella regionale devono svolgersi nel rispetto, tra l'altro, dei vincoli comunitari. [...] Il terzo comma del medesimo articolo, nell'enumerare le materie di legislazione concorrente, pone al primo posto i rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni. Il quinto comma è poi dedicato alla partecipazione delle Regioni alla fase ascendente e discendente del diritto comunitario.”

Che è come dire che il Piemonte, l'Italia e l'Europa sono uniti da vincoli reali di cui la Costituzione repubblicana che è stata voluta dalla maggioranza delle Italiane e degli Italiani nel 1946 si fa garante. Che è come dire che ciò che si decide a Torino, Roma e fra Strasburgo e Bruxelles arriva ogni giorno nelle nostre vite, spesso unito in maniera inestricabile, e che per questo è necessario eleggere donne e uomini che ci rappresentino nelle diverse Assemblee secondo i valori della libertà e delle responsabilità democratiche. E' necessario andare a votare, con lo stesso spirito di quella lontana mattina di fine primavera, “per essere padroni di noi...Per disporre noi delle nostre sorti”.

Il Dirigente

PER SAPERNE DI PIU'

https://www.youtube.com/watch?v=q1W0fHGU6jE&ab_channel=Telospiego

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